
Sono rimasto davvero soddisfatto, dopo aver letto l'acquedotto di New York: è stata una lettura davvero impegnativa (non perchè risulti pesante, ma perchè rimane comunque difficile seguire l'intreccio e allo stesso tempo cogliere le digressioni sulla città e quelle più concettuali), ma che alla fine mi ha ripagato al 100%. La cosa che più mi ha affascinato di questo libro è il modo che Doctorow ha di scavare all'interno della psicologia umana: i personaggi sono caratterizzati in maniera davvero sorprendente, colti in ogni più piccola sfumatura. Ed ogni persona, per importante che sia, è solo un mattone di quel mondo a sè che è la città di New York. Un'altra cosa interessante è la resa di una New York ottocentesca (a cui noi non siamo affatto abituati, dato che la New York che ci immaginiamo è quella ipertecnologica di oggi o tuttalpiù quella degli anni Venti/Trenta/Cinquanta) che l'autore non ha mai visto, essendo nato nel 1931. New York è come una gigantesca creatura, respira ed ha delle esigenze, e gli umani che la popolano sono soltanto delle minuscole particelle componenti di qualcosa di immensamente più grande e complesso, al di sopra della loro comprensione. Doctorow, attraverso il protagonista, cerca però di dare una chiave di lettura di questo complicato puzzle di città: quello che ne consegue è un mesto sguardo dal basso in alto, che prova a guardare ugualmente alla vita con un po' di speranza nel cambiamento. Un libro forse non per tutti, non per chissà quali elevati contenuti, ma semplicemente per l'impegno che richiede nella lettura. Ma basterà mettersi con un po' di voglia e costanza, per rendersi conto di avere tra le mani un gran libro.