giovedì 27 maggio 2010

mercoledì 5 maggio 2010

Gilmar - EMbrionALE


Ghemon è innegabilmente un’artista che fa parlare di sè. Non che faccia di tutto per farsi notare; è però riuscito a stabilire nel tempo un buon contatto col suo fanbase, tramite i mezzi di comunicazione sempre più disponibili. E sfruttandoli con un po’ di testa, sta riuscendo anche ad introdurre, poco alla volta, il pubblico ai cambiamenti cui lui aspira. La sua tendenza a nuove esperienze musicali ha fatto scattare subito l’accostamento a uno dei suoi idoli, Giovanni Pellino in arte Neffa, paragone forse esagerato ma che sicuramente ha delle fondamenta nella caratteristica, peculiare ad entrambi, di fare da apripista verso nuove “sperimentazioni”. Sintomo di questa natura, è sicuramente questo “EMbrionALE”, EP (7 tracce) registrato da Ghemon sotto lo pseudonimo di Gilmar per essere un sentitissimo tributo al musicista Jon Brion, noto ai più per essere stato l’autore della colonna sonora di “Eternal Sunshine of the Spotless Mind”. I pezzi di Brion vengono opportunamente riassemblati per l’occasione (anche se in un paio d’occasioni si preferisce non intaccare la bellezza degli originali con delle aggiunte che sarebbero apparse fuori luogo), e si sposano sorprendentemente bene con la voce di Ghemon, il quale sembra cercare di espandersi in tante direzioni, cementificando il proprio rap, ma tentando al tempo stesso anche svariate altre soluzioni. Si spazia da alcuni pezzi, se vogliamo, tipici del repertorio di Ghemon, tra storie d’amore che fanno sorridere (“Voci nella testa”) e dialoghi con donne che celano in realtà lotte interne con se stessi (“Devo dire no, cazzo!”); ma non mancano momenti più seri, in cui G. si toglie dei sassolini dalle scarpe (“PTS”), o si lancia in bizzarri e quasi allucinati flussi di coscienza (“Il regno è qui”); ma è con “Splende in eterno” (pezzo fra l’altro già edito) che Ghemon dimostra tutta la sua capacità in sede di scrittura, confezionando un pezzo che può essere giustamente considerato un piccolo capolavoro.
Proseguendo negli ascolti, saltano subito all’occhio le sempre più frequenti incursioni nel cantato vero e proprio (tutte riuscitissime, fra l’altro), ma non è da ignorare l’approccio sempre più maturo di Ghemon alla scrittura, che cerca di svincolarsi un po’ da quelli che sono i canoni più limitanti dell’MCing. Questa necessità di varcare i confini del genere è data dall’esigenza dell’artista di progredire, e non va quindi intesa come un tradimento (sarebbe ridicolo), ma anzi va capita e apprezzata, se si vuole che la scena italiana (ad oggi, il Terzo Mondo del rap) compia un decisivo passo in avanti. Grande merito a Ghemon, quindi, per la continuità con cui sforna musica di così alto livello, e anche per la felice scelta di renderlo spesso scaricabile gratuitamente. E già si susseguono le voci di un “Qualcosa Cambierà Pt. 2″ pronto per Novembre, quindi…stay tuned!

martedì 4 maggio 2010

lunedì 3 maggio 2010

Roberto Saviano - La Bellezza e l'Inferno

Negli anni passati dall'uscita di Gomorra, Roberto Saviano non ha smesso di far sentire la sua voce, attraverso svariati articoli su quotidiani sia italiani che esteri. Nel 2009, decide di dare alle stampe questo "La Bellezza e l'Inferno", summa degli scritti elaborati nel periodo sotto scorta. Emerge subito dalle sue pagine il chiaro intento di tracciare un percorso proprio, al centro del quale collocare la parola: il peso e l'importanza che essa può assumere, a tal punto da diventare pericolosa. Le storie narrate sono interessanti, le riflessioni quasi sempre efficaci (quella su "300", proprio no), e anche la scarsa omogeneità del testo, data dal fatto che molti capitoli sono semplici riadattamenti di articoli già precedentemente pubblicati, non risulta essere un grosso problema, anche per la continuità che l'autore riesce a dare, grazie al filo conduttore ben desumibile dal titolo: una bellezza superiore che, proprio in quanto tale, nasconde necessariamente la sua parte oscura, la sua porzione di inferno e dannazione. Il vero problema del libro di Saviano risulta essere un altro, se vogliamo più semplice da ovviare: il fatto che lui si rifaccia continuamente a determinate fonti, come le opere e gli autori letterari di cui lui parla nei suoi scritti, rende pressochè impossibile seguire le sue riflessioni nel momento in cui il lettore non conosce tali fonti. Detto ciò, va comunque riconosciuto a Saviano il merito di aver continuato a scrivere, senza perdersi d'animo, fino a concepire quest'opera comunque sofferta, densa di contenuti e di riflessioni importanti, con cui forse lo scrittore tenta di togliersi l'etichettà restrittiva di autore impegnato contro la Camorra (lotta che comunque lui prosegue tuttora, anche in questo libro), abbracciando frontiere più ampie, in nome della necessità di allargare a tutti problematiche attuali, così che esse diventino davvero "di tutti".

domenica 2 maggio 2010