http://www.youtube.com/watch?v=ur5fGSBsfq8
Se non capite qualcosa (anche perchè la telecronaca è molto veloce) ci sono altri video con commenti in italiano che spiegano tutto.
giovedì 28 gennaio 2010
martedì 26 gennaio 2010
Oh my, James again!
http://www.youtube.com/watch?v=F3cKFY4Z_TA&feature=player_embedded
Al momento (e per i prossimi dieci anni), i due giocatori più belli da veder giocare con una palla a spicchi in mano. E a Luglio, le loro decisioni cambieranno probabilmente le sorti dell'NBA.
Al momento (e per i prossimi dieci anni), i due giocatori più belli da veder giocare con una palla a spicchi in mano. E a Luglio, le loro decisioni cambieranno probabilmente le sorti dell'NBA.
lunedì 25 gennaio 2010
In revolutionary colour
Non ci crederete mai, lo so. Ma la foto che vedete è stata scattata nel 1910.
La cosa più impressionante è che stravolge l'immagine che abbiamo di quegli anni, sembrando incredibilmente attuale.
La raccolta completa la trovate qui:
http://www.newsweek.com/id/214585
giovedì 21 gennaio 2010
Decreto per l'equo compenso, ovvero come tassare l'innovazione
Aspettavate l'ultima legge assurda per chiudere col lucchetto le valigie e andarvene definitivamente dall'Italia? Eccovi accontentati: è arrivato il decreto sull'equo compenso.
Qui trovate un'esauriente descrizione, con tanto di pdf del documento ministeriale:
http://business.webnews.it/news/leggi/12192/bondi-tassa-la-tecnologia-con-lequo-compenso/
Il parere di Bondi:
http://www.businessonline.it/news/9753/Tassa-equo-compenso-Siae-non-e-una-imposta-secondo-Bondi-Ma-infuriano-le-polemiche%20.html
Cosa ne pensa la gente:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/gtecnologia.asp?ID_blog=87&ID_articolo=150&ID_sezione=158&sezione=Desktop
Oh no! Bad Italy! Bad Italy! (cit.)
Qui trovate un'esauriente descrizione, con tanto di pdf del documento ministeriale:
http://business.webnews.it/news/leggi/12192/bondi-tassa-la-tecnologia-con-lequo-compenso/
Il parere di Bondi:
http://www.businessonline.it/news/9753/Tassa-equo-compenso-Siae-non-e-una-imposta-secondo-Bondi-Ma-infuriano-le-polemiche%20.html
Cosa ne pensa la gente:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/gtecnologia.asp?ID_blog=87&ID_articolo=150&ID_sezione=158&sezione=Desktop
Oh no! Bad Italy! Bad Italy! (cit.)
martedì 19 gennaio 2010
Hidden reality
Il video non viene incorporato, sarò costretto a copiare solo il link.
http://www.youtube.com/watch?v=4sbxOlk-Z1E
ADM
http://www.youtube.com/watch?v=4sbxOlk-Z1E
ADM
domenica 17 gennaio 2010
Avatar [James Cameron]
Se leggete questa recensione per avere un semplice giudizio su Avatar, senza tanti giri, ve lo dò subito. Dovreste andare a vederlo? Direi di si. Ma è proprio così bello bello in modo assurdo? Si, lo è.
Ora veniamo a noi. Mi piace considerare Avatar come un punto di arrivo da un lato, e come punto di partenza da un altro. Mi spiego meglio. Da un lato, Avatar potrebbe essere visto come l'apice del cinema d'animazione del decennio appena concluso (perchè solo da noi babbi è uscito adesso, per non far concorrenza ai cinemerdapanettoni), poichè riesce a fondere alla perfezione le tecniche di quelli che qua da noi vengono ancora chiamati cartoni animati con quelle di molti film action, integrati ad animazioni superbe (vedi Pirati dei Caraibi); dall'altro, un nuovo inizio nella storia del cinema, con un'ormai totale simbiosi tra recitazione ed effetti speciali.
In questo film troverete quindi sintetizzati diec'anni di computer grafica, motion capture e quant'altro: Cameron ha appreso perfettamente la lezione di Star Wars (trilogia nuova) e di tante altre pellicole, li ha metabolizzati e li ha poi piegati alla sua volontà. Perchè Avatar non è solo la summa di quanto di buono s'è fatto nell'applicazione della tecnologia al cinema, ma è una totale reinterpretazione (peraltro, personalissima, marcatamente cameroniana) di tutto ciò: il regista rinuncia ad assecondare la nostra immaginazione, per condurci nel profondo della sua. Ma Cameron non è come tutti gli altri, no: chiunque altro, al suo posto, ci avrebbe catapultato nel magico mondo di Pandora in quattro e quattr'otto, fra esplosioni e quant'altro; lui no, lui ci prende per mano, e ci porta piano piano, quasi fossimo in punta dei piedi, nel mondo abitato dagli indigeni Na'Vì, scostando un poco alla volta il velo che avvolge questa realtà incantata.
Molti ha scritto/detto, in maniera abbastanza campanilistica secondo me, che la storia di questo film non è granchè, che è banale, che è un'americanata. La storia di Avatar è lineare, ma non si può dire che sia banale. I sottesti sono profondissimi, le tematiche affatto semplici: e in questo non si può che dare nuovamente merito a Cameron, per essersi preso delle grosse responsabilità in questo film, per la grossa critica alla politica della moderna società occidentale e la riflessione sulla diversità (sviluppata non solum sed etiam attraverso l'emblematico dualismo tra umano e avatar).
Ma, diciamolo senza tanti fronzoli: Avatar non è certo solo questo. Avatar è prima di tutto una gioia per gli occhi, grazie non solo al progresso tecnologico ma anche al suo sapiente uso. Un comparto tecnico da antologia ricrea il meraviglioso mondo di Pandora, e tutto il lavoro filologico che ci sta dietro rivela un'accuratezza sovrumana, ben oltre lo "sfoggio fine a sè stesso di effetti speciali" che gli viene attribuito. Ogni singola scena d'azione è una piccola perla nel genere, per come si sviluppa da un punto di vista narrativo ma anche, appunto, visivo; ogni istante regala quella sensazione di meraviglia che ti fa restare attonito, con occhi e bocca spalancati, un grosso groppo in gola, ma il cuore che trabocca di felicità.
Avatar è un film universale, uno di quelli che segnano un'epoca in maniera indelebile, e io credo che l'unica cosa che si possa fare sia levarsi il cappello dinanzi ad un'opera così oggettivamente ben riuscita, da rasentare la perfezione. Avatar è uno dei motivi per cui uno va sempre al cinema: se tu sei un appassionato lo sai, che ogni volta che entri in una sala vorresti trovarti di fronte uno spettacolo come questo. Perciò basta facili qualunquismi, e cercate di non farvi il sangue acido, apprezzando Avatar per quello che è: un capolavoro.
Ora veniamo a noi. Mi piace considerare Avatar come un punto di arrivo da un lato, e come punto di partenza da un altro. Mi spiego meglio. Da un lato, Avatar potrebbe essere visto come l'apice del cinema d'animazione del decennio appena concluso (perchè solo da noi babbi è uscito adesso, per non far concorrenza ai cinemerdapanettoni), poichè riesce a fondere alla perfezione le tecniche di quelli che qua da noi vengono ancora chiamati cartoni animati con quelle di molti film action, integrati ad animazioni superbe (vedi Pirati dei Caraibi); dall'altro, un nuovo inizio nella storia del cinema, con un'ormai totale simbiosi tra recitazione ed effetti speciali.
In questo film troverete quindi sintetizzati diec'anni di computer grafica, motion capture e quant'altro: Cameron ha appreso perfettamente la lezione di Star Wars (trilogia nuova) e di tante altre pellicole, li ha metabolizzati e li ha poi piegati alla sua volontà. Perchè Avatar non è solo la summa di quanto di buono s'è fatto nell'applicazione della tecnologia al cinema, ma è una totale reinterpretazione (peraltro, personalissima, marcatamente cameroniana) di tutto ciò: il regista rinuncia ad assecondare la nostra immaginazione, per condurci nel profondo della sua. Ma Cameron non è come tutti gli altri, no: chiunque altro, al suo posto, ci avrebbe catapultato nel magico mondo di Pandora in quattro e quattr'otto, fra esplosioni e quant'altro; lui no, lui ci prende per mano, e ci porta piano piano, quasi fossimo in punta dei piedi, nel mondo abitato dagli indigeni Na'Vì, scostando un poco alla volta il velo che avvolge questa realtà incantata.
Molti ha scritto/detto, in maniera abbastanza campanilistica secondo me, che la storia di questo film non è granchè, che è banale, che è un'americanata. La storia di Avatar è lineare, ma non si può dire che sia banale. I sottesti sono profondissimi, le tematiche affatto semplici: e in questo non si può che dare nuovamente merito a Cameron, per essersi preso delle grosse responsabilità in questo film, per la grossa critica alla politica della moderna società occidentale e la riflessione sulla diversità (sviluppata non solum sed etiam attraverso l'emblematico dualismo tra umano e avatar).
Ma, diciamolo senza tanti fronzoli: Avatar non è certo solo questo. Avatar è prima di tutto una gioia per gli occhi, grazie non solo al progresso tecnologico ma anche al suo sapiente uso. Un comparto tecnico da antologia ricrea il meraviglioso mondo di Pandora, e tutto il lavoro filologico che ci sta dietro rivela un'accuratezza sovrumana, ben oltre lo "sfoggio fine a sè stesso di effetti speciali" che gli viene attribuito. Ogni singola scena d'azione è una piccola perla nel genere, per come si sviluppa da un punto di vista narrativo ma anche, appunto, visivo; ogni istante regala quella sensazione di meraviglia che ti fa restare attonito, con occhi e bocca spalancati, un grosso groppo in gola, ma il cuore che trabocca di felicità.
Avatar è un film universale, uno di quelli che segnano un'epoca in maniera indelebile, e io credo che l'unica cosa che si possa fare sia levarsi il cappello dinanzi ad un'opera così oggettivamente ben riuscita, da rasentare la perfezione. Avatar è uno dei motivi per cui uno va sempre al cinema: se tu sei un appassionato lo sai, che ogni volta che entri in una sala vorresti trovarti di fronte uno spettacolo come questo. Perciò basta facili qualunquismi, e cercate di non farvi il sangue acido, apprezzando Avatar per quello che è: un capolavoro.
lunedì 11 gennaio 2010
Sherlock Holmes [Guy Ritchie]
Premessa necessaria non solo a questa recensione, ma ovviamente anche alla visione del film qui trattato: mi pare davvero ridicolo fare i passatisti precisini, sottolineando di volta in volta cosa non è stato mantenuto nella trasposizione dall'opera originaria alla fotocellula; soprattutto, è ridicolo quando dietro alla macchina da presa c'è uno come Guy Ritchie. Due parole su Guy Ritchie: un simpatico cazzone che negli anni Novanta, in piena sindrome tarantiniana, ha diretto due gran bei film (Lock & Stock e The Snatch), poi si è sposato con quella pornostar, pardon, popstar di Madonna, che gli ha bevuto il cervello succhiandoglielo dal cazzo. Pare che con Rock'n'Rolla sia tornato a tirar fuori film quanto meno divertenti, e con Sherlock Holmes questa tendenza sembra confermata. Ma veniamo al film in sè. La rilettura operata da Ritchie di personaggi come Holmes e il fido Watson costituisce già di per sè un motivo sufficiente per andare al cinema (sì, certo, ci sono anche i sottotesti homo). Un Jude Law in gran forma indossa i panni di uno Watson meno cameriere di come ce lo si aspetterebbe, più amico-tuttofare combattuto tra il desiderio di una vita tranquilla e l'incapacità di staccarsi dal lavoro di aiuto-detective. Ma a rubare la scena è (c'era davvero bisogno di dirlo) lo Sherlock Holmes di Robert Downey Jr., che pur mantenendo tutte le caratteristiche tipiche del personaggio (incredibile acume, intelligenza fuori dal comune, atteggiamento da dandy snob ed eccentrico), ne incorpa altre più vicine al cinema moderno (eccezionale condizione ginnica, infarinatura sulle basi del Tae Kwon Do e tanta, tanta voglia di menar le mani). E già qua potrei finire. E invece no. C'è anche la ricreazione di una Londra d'epoca, dotata di una maestosa grandiosità per nella sua fanghiglia, che inevitabilmente viene a galla. C'è l'apprezzabile tentativo (perlatro ben riuscito) di condurre questa camminata sulla corda tra sovrannaturale e irrimediabilmente terreno, che non può non ammaliare lo spettatore. Ma ovviamente, dove Ritchie dimostra di avere la mano di un maestro è nelle sequenze d'azione: basta citare la scena dell'esplosione in slow-motion (clap clap). Nota a margine: i rallenty pre-azione (chi l'ha visto lo capisce) e le diagnosi in tempo reale del Dr. Watson sono assolutamente un valore aggiunto. Insomma, davvero, non lasciatevelo scappare. Perchè se a pensare ad un film di Sherlock Holmes con più azione che in uno di James Bond si può rimanere quantomeno straniti (anche a me era successo, dopo aver visto il trailer), la perplessità svanisce semplicemente col passare dei minuti. Questo film è, assieme a Star Trek, il punto più alto raggiunto nel 2009 da quel tipo di commedia entertainment (che da noi è abitualmente etichettata come americanata) che davvero, più di così non può regalare (e hai detto poco!).
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