lunedì 11 gennaio 2010
Sherlock Holmes [Guy Ritchie]
Premessa necessaria non solo a questa recensione, ma ovviamente anche alla visione del film qui trattato: mi pare davvero ridicolo fare i passatisti precisini, sottolineando di volta in volta cosa non è stato mantenuto nella trasposizione dall'opera originaria alla fotocellula; soprattutto, è ridicolo quando dietro alla macchina da presa c'è uno come Guy Ritchie. Due parole su Guy Ritchie: un simpatico cazzone che negli anni Novanta, in piena sindrome tarantiniana, ha diretto due gran bei film (Lock & Stock e The Snatch), poi si è sposato con quella pornostar, pardon, popstar di Madonna, che gli ha bevuto il cervello succhiandoglielo dal cazzo. Pare che con Rock'n'Rolla sia tornato a tirar fuori film quanto meno divertenti, e con Sherlock Holmes questa tendenza sembra confermata. Ma veniamo al film in sè. La rilettura operata da Ritchie di personaggi come Holmes e il fido Watson costituisce già di per sè un motivo sufficiente per andare al cinema (sì, certo, ci sono anche i sottotesti homo). Un Jude Law in gran forma indossa i panni di uno Watson meno cameriere di come ce lo si aspetterebbe, più amico-tuttofare combattuto tra il desiderio di una vita tranquilla e l'incapacità di staccarsi dal lavoro di aiuto-detective. Ma a rubare la scena è (c'era davvero bisogno di dirlo) lo Sherlock Holmes di Robert Downey Jr., che pur mantenendo tutte le caratteristiche tipiche del personaggio (incredibile acume, intelligenza fuori dal comune, atteggiamento da dandy snob ed eccentrico), ne incorpa altre più vicine al cinema moderno (eccezionale condizione ginnica, infarinatura sulle basi del Tae Kwon Do e tanta, tanta voglia di menar le mani). E già qua potrei finire. E invece no. C'è anche la ricreazione di una Londra d'epoca, dotata di una maestosa grandiosità per nella sua fanghiglia, che inevitabilmente viene a galla. C'è l'apprezzabile tentativo (perlatro ben riuscito) di condurre questa camminata sulla corda tra sovrannaturale e irrimediabilmente terreno, che non può non ammaliare lo spettatore. Ma ovviamente, dove Ritchie dimostra di avere la mano di un maestro è nelle sequenze d'azione: basta citare la scena dell'esplosione in slow-motion (clap clap). Nota a margine: i rallenty pre-azione (chi l'ha visto lo capisce) e le diagnosi in tempo reale del Dr. Watson sono assolutamente un valore aggiunto. Insomma, davvero, non lasciatevelo scappare. Perchè se a pensare ad un film di Sherlock Holmes con più azione che in uno di James Bond si può rimanere quantomeno straniti (anche a me era successo, dopo aver visto il trailer), la perplessità svanisce semplicemente col passare dei minuti. Questo film è, assieme a Star Trek, il punto più alto raggiunto nel 2009 da quel tipo di commedia entertainment (che da noi è abitualmente etichettata come americanata) che davvero, più di così non può regalare (e hai detto poco!).
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