
Lord Bean - Lingua Ferita (2005)
Dopo anni di assenza dalla scena, Lord Bean è tornato a far parlare di sè con questo album distribuito gratuitamente via internet. Inoltre il rapper si è servito di alcune fra le più belle strumentali mai prodotte da El-P (tratte da Fantastic Damage, The Cold Vein e Collecting The Kid). Il rap di Lord Bean è sempre diretto, crudo, ricco di immagini, ma rispetto al passato si dimostra più consapevole, cresciuto, i suoi storytelling sono vere e proprie perle, le scelte dei campionamenti dai film molto evocative. Insomma, io lo considero un album indispensabile, anche se capisco l'obiezione di chi non lo considera un vero e proprio album, in quanto mai uscito su supporto fisico, ecc.

9. Ghemon & The Love 4tet - E poi, all'improvviso, impazzire (2009)
Ghemon è stata la maggior boccata d'aria fresca per l'hip-hop italiano da almeno cinque anni a questa parte. Un artista completo e complesso, caratterizzato da spiccate doti compositive. Dopo varie collaborazioni di prestigio ed un album d'esordio davvero ben fatto, arriva questo "E poi, all'improvviso, impazzire", prodotto per gran parte da Fid Mella, con alcune comparsate di Mainloop e Brenk. Forse esagero, ma reputo questo disco un piccolo capolavoro: per musicalità, per gli argomenti e il modo in cui vengono trattati e per mille altri motivi. Per come la vedo io, Ghemon è destinato ad essere uno dei protagonisti del rap italico del nuovo millennio.

8. Gente Guasta - La Grande Truffa Del Rap (2000)
Durante la crisi che l'hip-hop italiano stava affrontando alla fine del millennio, proprio da uno dei gruppi simbolo della scena nostrana, ovvero gli Otierre, si distaccarono i suoi due membri più autorevoli (ok, oltre alla Pina): Esa e Polare, i quali, tramutatisi in El Presidente e Polaroide, uscirono nel 2000 con questo album che ad oggi penso meriti il titolo di pietra miliare. Esa era probabilmente al top della sua vena artistica, accompagnato da un Polare sempre al passo e da produzioni invidiabili. E che featuring! Il pezzo storico rimane "Lotta Armata", ma ogni traccia meriterebbe un discorso a sè, in quanto il disco nella sua totalità riesce a dare una prova tangibile della frustrazione della scena di quel periodo. "Questo è hip-hop? Col cazzo, questa è guerra!".

7. Mistaman - Anni Senza Fine (2008)
Uno dei miglior rapper della scena attuale, con una carriera di tutto rispetto alle spalle (prima coi Centro13, poi con Shocca e da solista), torna alla carica nel 2008 con un disco molto più compatto del precedente "Parole". "Anni Senza Fine" è il prodotto di chi questa roba se la sente addosso, di chi sa come trattarla, non un disco necessariamente per palati fini ma sicuramente curatissimo in ogni dettaglio. Una padronanza della metrica che nessuno (sottolineo NESSUNO) in questi dieci anni ha sfoggiato con tanta sicurezza e capacità, abbinata ad una perspicacia non comune, a pochi featuring ben scelti (oddio, su Madbuddy ci sarebbe qualcosa da ridire, in realtà) e ad una produzione meravigliosa, principalmente ad opera di DJ Shocca (che se solo andasse a produrre il disco di un big, chissà cosa verrebbe fuori). Non dubito che negli anni, questo album possa diventare un classico per ogni b-boy che si rispetti.

6. Sacre Scuole - 3 MC's Al Cubo (2000)
Jake La Furia, Il Guercio e Dargen "Corvo D'Argento" D'Amico: queste le tre menti, opportunamente elevate alla potenza di 3, dietro a questo disco. Che se non fosse per delle strumentali per lo meno discutibili (l'esempio che si cita sempre è il campionamento di "Africa" dei Toto per "Tempo Critico"), avremmo tra le mani uno dei migliori dischi mai prodotti in Italia; invece, è "solo" un disco fantastico (è un EP, per essere precisi). Il livello dell'mcing è altissimo, rime a raffica, testi visionari, densi di rabbia e risentimento, ma soprattutto di creatività e intraprendenza. Per come la vedo io, il rap di questo decennio è stato enormemente influenzato da questo modo di fare rap. Peccato che poi Dargen abbia preso altre strade (molti non saranno d'accordo con me, mi dispiace).

5. Colle Der Fomento - Anima e Ghiaccio (2007)
Il ritorno tanto atteso del miglior gruppo rap italiano di sempre. Passati 8 anni da Scienza Doppia H, con anche un cambio di line-up (fuori Ice One, dentro DJ Baro), i Colle si ripresentano sulla scena ben consapevoli di ciò che si sono lasciati alle spalle, ma con una carica tutta nuova. Danno e Masito non sbagliano un colpo, mai due rapper più affiatati e complementari. Le dolenti note riguardano più che altro le produzioni: i nomi sono tanti, tantissimi, e anche se c'è chi si conferma a livelli altissimi, c'è pure chi non convince per niente. Per citare qualcuno, "i Colle per 'sto disco dovevano andare in ginocchio a pregare Ice One, oppure farsi produrre tutto da Don Joe". Però ci rimane un grandissimo comeback album, di uno spessore che è da pochi (si contano sulle dita di una mano). E pezzi come Ghetto Chic, Oggi Sono Chiunque o Più Forte Delle Bombe...insomma, pur sapendo che si poteva fare meglio, non ci si può certo lamentare.

4. Club Dogo - Mi Fist (2003)
Uscito Dargen, entrato Don Joe, le Sacre Scuole divennero i Club Dogo. L'inizio della fine, dite voi? Masticazzi, all'epoca questi erano in grado di dar la paga a chiunque. Tutte le prove, le trovate qui, in Mi Fist. Un disco grosso così, per davvero. Il manifesto della nuova scuola italiana, influente come nessun altro disco sulle nuove generazioni di rapper italiani, dove pur nella sua tamarraggine, rimane un prodotto saldamente underground e decisamente innovativo, per l'epoca. Don Joe si rifà agli anni Settanta, stendendo un tappeto sonoro assolutamente superbo per due mc che, a vederli adesso, non ci crederesti di cosa erano (e forse sono ancora) capaci. Il Guercio e La Furia. Due veri e propri pesi massimi. Citare una sola barra è IMPOSSIBILE. Il prediligere la punchiline sempre e comunque e le classiche battle rhyme che troverete in ogni singolo disco italiano dal 2003 in avanti, vengono tutte da qui. E dici poco. Forse era davvero l'inizio della fine. Fatto sta che Mi Fist resta un caposaldo, nel bene e nel male.

3. Kaos - kARMA (2007)
Parlare di questo disco è una cosa veramente difficile. Perchè ogni parola pesa come un macigno. Cito qualcun'altro: "un disco di un altro spessore, di un altro livello, scritto da un mc di un altro spessore, di un altro livello...". Non c'è bisogno che io stia qui a spiegarvi chi è Kaos, per quello c'è Wikipedia. Sappiate solo che questo potrebbe essere il suo canto del cigno, il suo vero ultimo disco. Che è un po' come dire che l'hip-hop italiano perde uno dei suoi padri, uno di quelli che più ha dato alla cultura in sto paese. Vien da piangere, but the show must go on, sticazzi. L'album è ovviamente un capolavoro (chettelodicoaffare?), ogni singolo pezzo è pura enciclopedia del rap, ogni ragazzino della mia età dovrebbe studiarci sopra. Un'analisi lucida della realtà, dello show business, del mondo discografico, del nostro paese. Ma anche un testamento artistico che porta in sè tutto il bagaglio di una vita, senza dimenticare che siamo nel 2007 e, insomma, i tempi sono cambiati. Se il rap di Kaos è invecchiato come il vino buono, gli accompagnatori alle macchine (Don Joe su tutti) offrono le loro migliori gemme per rendere immortale qualcosa che già lo sarebbe stato senza musica in sottofondo. Da mettere nei libri di scuola.

2. Fabri Fibra - Turbe Giovanili (2002)
Io non posso parlare oggettivamente di questo disco. Perchè per me è cominciato tutto da qua, dalle rime di Fabri. E l'unica cosa che posso fare è mettere su il ciddì, spingere play e lasciarmi avvolgere dai ricordi che questo disco rievoca. Ciònonostante, proverò a spiegarvi perchè secondo me questo disco merita di stare al numero 2, davanti a gente come Kaos e Colle: perchè Fabri era il miglior liricista che l'Italia avesse mai avuto, giocava con le parole con grandissima maestria, ma non tanto come farebbe un freestyler (tipo Mista, per esempio). Il suo era un tipo di approccio diverso, la sua forma canzone non aveva precedenti e non ha più trovato eredi in 7 anni che son passati. Ogni pezzo è un piccolo gioiello, e se ci cresci insieme, lo capisci il perchè. Questo non è il Fastidio del 96 (che qui si continua comunque a venerare, per carità), ma è un tipo di noia, di apatia che meglio descrive i tempi in cui viviamo. Definirlo precursore non è esagerato, ma precursore è la parola sbagliata. Questo è solamente un bellissimo disco, un'opera a sè stante. Giusto-tanto-per, tutte le canzoni sono prodotte da Neffa (eccetto una di Lato).
Ok, non sono riuscito ne ad essere minimamente oggettivo, ne a far capire perchè questo disco è così bello. Il fatto è che con il Fabri di allora, è più difficile che mai trovare le parole. Ha già detto tutto lui. E a voi, non resta che ascoltarlo.

1. Artificial Kid - Numero 47 (2009)
E qui non c'è un bel niente da spiegare. Solo una leggenda del rap italiano (Danno del Colle Der Fomento) che si unisce a uno dei produttori più interessanti della scena e all'orgoglio nazionale del turntablism. Quello che ne esce è il capolavoro massimo, insieme punto d'arrivo e di partenza per l'hip-hop italiano. Un esperimento forse simile ad altri già fatti in America, ma che non ha NIENTE da invidiare ai fratelli d'oltreoceano, conservando anzi una propria forte identità. Citazionista, folle, onirico e visionario. Ci mostra una realtà solo in apparenza utopica, ma in verità sempre più vicina. Il rap fatto come Dio comanda. Il disco di cui si sentiva il bisogno.