domenica 20 dicembre 2009

The Wrestler [Darren Aronofsky]

Chiedo scusa per l'assenteismo, ma ultimamente non ho avuto molto di cui scrivere. Torno su queste pagine per parlare di The Wrestler, film di Aronofsky candidato (e ingiustamente bistrattato) agli Oscar 2009. Il rammarico per non averlo visto finora è forse compensato dalla gioia che ha procurato a due parti del mio io: da una parte quella di bambino col vizio del cinema, che divora film di serie z ma certo non disdegna i piatti più raffinati; e quello di nerd kid con un passato da fan del wrestling, che a vedermi non ci credereste.
Il film racconta la parte finale della carriera del wrestler fittizio Randy "The Ram" Robinson, ormai in declino e spinto a continuare sempre alla ricerca dell'adrenalina che solo il ring può dargli. L'improvvisa discesa in picchiata, i vacui tentativi di risalire la china e infine lo schianto, l'affondo nella morte di cui non ci si cura, perchè si sa di averla appresso. Questo è ciò che Aronofsky, che qui raggiunge una delle vette più alte della sua carriera, ci mostra, attraverso un realismo mai distaccato, ma sempre vicino, coinvolto: la camera a spalla segue incessantemente The Ram, mentre egli prova a combattere contro la sua stessa natura, ma rendendosi conto dell'impossibilità di ciò. E The Ram è Mickey Rourke, che qui ci offre una prova monumentale, vivo esempio di un'identificazione col personaggio, che neanche Kirk Lazarus: Rourke dona quel qualcosa in più ad un film già solido e riuscito di per sè, facendolo diventare uno dei migliori film dell'anno, senza se nè ma. E nonostante Rourke faccia la parte del leone, non rimangono certo in ombra le bellissime e bravissime Marisa Tomei e Evan Rachel Wood, degne co-protagoniste che non sfigurano nemmeno accanto ad un tale mostro sacro.
La colonna sonora metalloide stile "gli-anni-Ottanta-erano-il-meglio-poi-quella-checca-di-Cobain-ha-rovinato-tutto" fa la sua porca figura, come contorno di questa dura ma toccante opera.
Ed ora, lascio che l'ex wrestling fan che è in me dia sfogo a tutta la gratitudine verso il suddetto film. Perchè se Ayatollah non può che riportare alla mente The Iron Sheik, The Ram è senza dubbio la più felice commistione di Hulk Hogan e Ultimate Warrior: il grande match dell'89 a cui il film fa continuamente riferimento, è un evidente richiamo al celebre incontro tra gli stessi Hogan e Iron Sheik tenutosi al Madison Square Garden. La scena d'apertura, che ripercorre in maniera direi storiografica gli avvenimenti di quel match, è un tocco di classe. Quando però c'è da mostrare la realtà del quadrato, ecco che c'è spazio anche per la crudezza pura: un hardcore match in piena regola, coi tavoli, la scala (TLC Rules!) e la sparachiodi, che lascia senza fiato. Sembrano stupidaggini, grana grossa invece che sottigliezze, ma per uno che ha passato le medie a pane e wrestling, son cose.

Nessun commento:

Posta un commento