Il film racconta la parte finale della carriera del wrestler fittizio Randy "The Ram" Robinson, ormai in declino e spinto a continuare sempre alla ricerca dell'adrenalina che solo il ring può dargli. L'improvvisa discesa in picchiata, i vacui tentativi di risalire la china e infine lo schianto, l'affondo nella morte di cui non ci si cura, perchè si sa di averla appresso. Questo è ciò che Aronofsky, che qui raggiunge una delle vette più alte della sua carriera, ci mostra, attraverso un realismo mai distaccato, ma sempre vicino, coinvolto: la camera a spalla segue incessantemente The Ram, mentre egli prova a combattere contro la sua stessa natura, ma rendendosi conto dell'impossibilità di ciò. E The Ram è Mickey Rourke, che qui ci offre una prova monumentale, vivo esempio di un'identificazione col personaggio, che neanche Kirk Lazarus: Rourke dona quel qualcosa in più ad un film già solido e riuscito di per sè, facendolo diventare uno dei migliori film dell'anno, senza se nè ma. E nonostante Rourke faccia la parte del leone, non rimangono certo in ombra le bellissime e bravissime Marisa Tomei e Evan Rachel Wood, degne co-protagoniste che non sfigurano nemmeno accanto ad un tale mostro sacro.
La colonna sonora metalloide stile "gli-anni-Ottanta-erano-il-meglio-poi-quella-checca-di-Cobain-ha-rovinato-tutto" fa la sua porca figura, come contorno di questa dura ma toccante opera.
Ed ora, lascio che l'ex wrestling fan che è in me dia sfogo a tutta la gratitudine verso il suddetto film. Perchè se Ayatollah non può che riportare alla mente The Iron Sheik, The Ram è senza dubbio la più felice commistione di Hulk Hogan e Ultimate Warrior: il grande match dell'89 a cui il film fa continuamente riferimento, è un evidente richiamo al celebre incontro tra gli stessi Hogan e Iron Sheik tenutosi al Madison Square Garden. La scena d'apertura, che ripercorre in maniera direi storiografica gli avvenimenti di quel match, è un tocco di classe. Quando però c'è da mostrare la realtà del quadrato, ecco che c'è spazio anche per la crudezza pura: un hardcore match in piena regola, coi tavoli, la scala (TLC Rules!) e la sparachiodi, che lascia senza fiato. Sembrano stupidaggini, grana grossa invece che sottigliezze, ma per uno che ha passato le medie a pane e wrestling, son cose.
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